Covid, progetti e vacanza in montagna a Tignes

Questo è stato un inizio d’anno davvero difficile, ad un certo punto mi è stato chiaro che la domanda che dovevo pormi non sarebbe più dovuta essere, se prenderò il covid, bensì quando prenderò il covid.

Dopo il rientro a scuola di mia figlia dalle vacanze natalizie, ho avuto una strana sensazione per giorni, quando andavo a riprendere e portavo mia figlia a scuola, c’erano poche automobili pochi genitori e pochi nonni fuori il cancello della scuola dell’infanzia ad attendere l’ora per poter riportare a casa i piccoli. Ho saputo che molti bimbi erano a casa in quarantena preventiva o per il covid. Eppure noi abbiamo proseguito la nostra vita normalmente, ma sempre con le dovute attenzioni, fino a quel lunedì dopo la prima metà di gennaio. Quel giorno ricordo chiaramente che ho avuto la notizia che la mia testimone di nozze era positiva, non che potesse esserci alcun contagio. Eravamo a 700 km di distanza, ma ricordo comunque che la notizia mi preoccupò un po’, sebbene ancora non sapevo che il covid avrebbe da lì a poco bussato anche alla porta di casa nostra.

Il giorno dopo, il martedì mi svegliai con un gran freddo ed uno strano dolore al centro della schiena, ma la temperatura era nella norma, anzi direi piuttosto bassina, solo nel pomeriggio sia io che mio marito abbiamo iniziato ad avere una tosse poco rassicurante.

Andiamo a fare un tampone, lui risulta positivo, io negativa. Il giorno dopo mia figlia fa il tampone positiva anche lei, io devo attendere altri due giorni prima di ripetere il test, nel frattempo peggiorano i sintomi. La febbre solo inizialmente alta si ferma per 2 giorni a 37,5° fino a scomparire totalmente il venerdì. Dal giovedì le prime difficoltà respiratorie. Il venerdì faccio il tampone e ovviamente sono positiva, intanto faccio fatica a camminare ad un passo normale, e mi muovo con l’affanno. Da quel preciso momento la mia meravigliosa Dottoressa mi prende idealmente per mano, non me la lascerà finché non mi sono ristabilita, si rende disponibile per il week-end soprattutto la domenica, anche se non era tenuta, anche se erano i suoi giorni di riposo. Contatta i medici dell’USCA che mi visitano, in seguito contatterà anche i medici del reparto di malattie infettive dell’ospedale della mia città, nonostante la mia saturazione sia perfetta faccio fatica a respirare a camminare sembra che sto scalando l’Annapurna.

Mi candidano per la terapia con i monoclonali ma i tempi sono stretti. Nel frattempo la respirazione peggiora e il giro in pronto soccorso con ambulanza del martedì diventa una realtà, mi fanno tutti gli accertamenti del caso e la saturazione è sempre perfetta. Nel frattempo ho il primo appuntamento per la terapia in Day Hospital per il mercoledì mattina. La terapia con i monoclonali viene sostituita con la terapia con gli antivirali. Per tre giorni 3 flebo fortissime saranno le mie amiche, finita la terapia con gli antivirali rimangono tanta tosse, stanchezza, affanno e fortissimi mal di testa. Ci vuole tempo, devi portare pazienza, mi dice la mia Dottoressa.

Per la tosse ci vorrà un bel po’, stanchezza e affanno me le sono portate appresso per mesi i mal di testa feroci sono durati fino a fine maggio, e ogni tanto ancora li ho.

Colgo l’occasione per ringraziare ancora la mia Carissima Dottoressa, come avrei fatto senza di te? Ringrazio i medici dell’USCA e tutto il personale medico e paramedico dell’ospedale Maggiore della Carità di Novara che mi hanno curato con professionalità attenzione e tanta umanità.

Nel frattempo mi sono preparata per gli esami per le certificazioni di due software, che mi saranno utili anche per il blog. Ho buttato giù parecchie idee per il blog, ma non riuscivo a concentrarmi nel modo corretto per poter dare spazio alla creatività in cucina e soprattutto alla scrittura, mi sono divertita a sperimentare ricette leggere poco “sbatti” e tanto gusto.

Sono appena tornata dalle ferie in montagna, dove ho passeggiato su sentieri facili medi e difficili. Il fiato va bene l’affanno non c’è. Nei miei Pic-nic rimane il ricordo di un panino improvvisato con prosciutto cotto emmental e roastbeef, risulta davvero gustoso. Le meringhe della panetteria di Val Claret sono speciali, soprattutto colpisce la dimensione, abbiamo mangiato una sola meringa in 5 ed è anche avanzata.

La cosa che mi colpisce sempre quando vado in montagna, soprattutto la montagna francese nella zona dell’Alta Savoia, è la quantità di formaggio che viene utilizzata nei piatti tipici, eppure risultano speciali in ogni loro variante o tipologia. A Tignes non puoi non gustare il pain au chocolat, ma la cosa a cui proprio non puoi sottrarti è l’assaggiare il Pane Vikingo una pane nero ricco di semi, pieno di gusto, croccante fuori e morbido dentro.

Non ho foto di piatti o alimenti perché onestamente non mi sentivo pronta per ricominciare a scrivere.

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